La Credibilità degli Apostati – Parte Seconda

In giugno abbiamo pubblicato un articolo sugli “apostati”, uno studio del professor Bryan Ronald Wilson, che è stato uno dei più eminenti sociologi britannici. Nell’articolo avevamo annunciato una seconda parte, che era in via di traduzione.

Si tratta di uno studio analogo fatto dal professore di studi religiosi e Pastore Metodista Lonnie D. Kliever nel 1995, che è un excursus dell’apostasia attraverso i secoli e nelle differenti religioni. Visto che lo studio è assai lungo, abbiamo pensato fosse meglio pubblicare solo gli estratti relativi all’apostasia ai nostri giorni. Per chi invece desidera leggerlo nella sua forma completa, qui c’è il documento completo.

Buona lettura!

La Credibilità della Testimonianza dell’Apostata
sui Nuovi Movimenti Religiosi

L’APOSTASIA AI NOSTRI GIORNI

Negli ultimi trent’anni, l’apostasia è tornata ad essere argomento di interesse sia in ambito pubblico che privato, sebbene, come sopra menzionato, il trattamento dell’apostata dei nostri giorni, poco ha a che vedere con la visione degli apostati nel passato. Sin dagli anni ’60, in tutte le società moderne e democratiche abbiamo assistito alla nascita di nuovi movimenti religiosi. Molte di queste religioni di minoranza richiedono ai loro membri un’appartenenza “totalizzante”, un impegno assoluto nei loro insegnamenti religiosi e una completa devozione alla loro comunità religiosa. Altre nuove religioni non richiedono una totale immersione da parte dei membri nella vita e missione comunitaria, ma richiedono in ogni caso una stretta aderenza a standard dottrinali, etici e rituali. Certamente tutte le nuove religioni hanno credo e pratiche che differiscono da quelle delle religioni maggioritarie. Non ci si sorprenda se, a causa di queste richieste rigorose, alcuni di coloro che ne erano entrati a far parte, presto decidono che un particolare movimento religioso non fa per loro e se ne vanno. L’abbandono di solito passa inosservato, perché la maggior parte degli individui coinvolti considera quella sua esperienza passata come positiva, come un altro passo nel suo cammino spirituale.

Ma contrariamente a quanto sopra, tra coloro che lasciano volontariamente, ci sono alcuni fuoriusciti che si sono guadagnati una grande notorietà attaccando pubblicamente le loro precedenti affiliazioni e attività religiose sulla stampa e nei tribunali. In qualità di fonti d’informazione per un pubblico sia curioso che pauroso riguardo a queste nuove religioni a lui sconosciute, questi apostati sono spesso trattati come celebrità in causa piuttosto che come reietti sociali. Ma, come vedremo più avanti, né l’ex-membro riconoscente silenzioso, né il vociferante risentito apostata di un nuovo movimento religioso può essere preso come interprete obiettivo e autorevole di un nuovo movimento religioso del quale aveva fatto parte.

TIPI D’ALLONTANAMENTO

Esiste un concetto errato assai diffuso tra il pubblico in generale che alcuni allontanamenti da nuovi movimenti religiosi siano esperienze volontarie e positive. L’immagine delle nuove religioni come gruppi molto irreggimentati che controllano i pensieri e le azioni dei loro membri tramite una sorta di tecniche per il “controllo della mente” è profondamente radicata nell’immaginazione pubblica, grazie alla fissazione dei mass media su storie dell’orrore raccontate da ex membri e della propaganda portata avanti da gruppi anti-sette. Persino alcune descrizioni dei nuovi movimenti religiosi fatte dai primi studiosi perpetuavano questa nozione errata, poiché i loro studi si basavano quasi esclusivamente sugli apostati che erano stati allontanati dalle loro precedenti associazioni religiose a forza, sia tramite la deprogrammazione coercitiva o il ricovero forzato. Ma una quantità di studi accademici recenti (come quelli di James A. Beckford, Cult Controversies: The Societal Response to New Religious Movements, London: Tavistock Publications, 1985; Stuart A. Wright, Leaving Cults: The Dynamics of Defection, Washington, D.C.: Society for the Scientific Study of Religion, 1987) ha chiaramente dimostrato che esistono due tipi di apostasia molto differenti che, a loro volta, possono essere correlati a due valutazioni molto differenti di apostati di nuovi movimenti religiosi.

Solo una piccola minoranza di defezione dai nuovi movimenti religiosi è il risultato di apostasia forzata. Sforzi energici per “recuperare” un certo individuo da un nuovo movimento religioso sono sempre iniziati da qualcuno estraneo al movimento. I parenti che si oppongono al coinvolgimento di un individuo in una nuova religione si trovano ad affrontare un doppio problema: il perché quella persona si è unita (al movimento religioso) e come la si può separare da quella religione.

La prima domanda viene di solito risposta con la spiegazione del “lavaggio del cervello”, il che, di conseguenza, giustifica la soluzione della “deprogrammazione” per il secondo problema.

L’ipotesi del lavaggio del cervello “spiega” come un convertito a una nuova religione arriva ad abbracciare e difendere ciò che un estraneo considera essere un insieme di fedi e pratiche assurde. L’individuo in questione è visto come la vittima di varie tecniche psicologiche e sociologiche di controllo mentale. Data la circostanza, gli unici mezzi per recuperare quella persona sono tramite una qualche forma drammatica d’intervento che libererà l’individuo da tale schiavitù. Il ricorso al sequestro di persona e la deprogrammazione o all’affidamento legale e internamento sono giustificati come misure necessarie per salvare da se stessi seguaci di nuove religioni fuorviati e manipolati. Con forme differenti, accuse di lavaggio del cervello e giustificazioni per la deprogrammazione sono le basi di tutte queste “operazioni di salvataggio”.

A causa della loro forte visibilità in articoli di denuncia e procedimenti legali contro i loro ex compagni di religione, tali apostati forzati hanno aiutato ad alimentare la controversia che aleggia attorno ai nuovi movimenti religiosi. La loro disponibilità in qualità di “sopravvissuti alla setta” li rende materiale prelibato per i mass media; di solito queste sono le uniche informazioni disponibili al pubblico generico sui nuovi movimenti religiosi. A questo stadio del processo, la connessione logica tra lavaggio del cervello e deprogrammazione funziona in modo contrario. Proprio il fatto che il procedimento di deprogrammazione “funziona” viene preso dagli estranei interessati e da alcuni ex membri come prova che il lavaggio del cervello esiste per davvero. Il brusco e radicale cambiamento nei confronti della loro fede e comportamento, causato dalla deprogrammazione, viene visto come una prova schiacciante che l’individuo recuperato era, a tutti gli effetti, la vittima se non il prigioniero di una religione maligna. Inoltre, il fatto di “aver recuperato il loro caro” spinge i parenti ad aiutare altri a “riavere i loro figli” parlando pubblicamente della loro esperienza e dando supporto alle organizzazioni “anti-sette” che li hanno aiutati. In questo modo, una piccola percentuale di apostati e dei loro “salvatori” ha formato (o più correttamente, malformato) la percezione pubblica riguardo a tutti i fuoriusciti dai nuovi movimenti religiosi.

Contrariamente all’opinione pubblica, la stragrande maggioranza delle defezioni dai nuovi movimenti religiosi è questione di apostasia volontaria. Inoltre, la netta maggioranza di coloro che lasciano di loro spontanea volontà, parlerà in modo positivo di alcuni aspetti della loro passata esperienza. Mentre senza esitare spiegheranno i motivi per cui un dato movimento religioso non è stato in grado di soddisfare le loro aspettative e bisogni spirituali, molti apostati volontari hanno trovato il modo di salvare alcuni dei valori che le loro precedenti affiliazioni e attività religiose promulgavano.

Ma vi sono alcuni apostati volontari dei nuovi movimenti religiosi che se ne vanno profondamente inaciditi e altamente critici nei confronti della loro precedente appartenenza religiosa e attività. La dinamica della separazione dal gruppo religioso che una volta amavano è analoga a un’aspra separazione o divorzio. Sia il matrimonio sia la religione richiedono un notevole grado d’impegno. Maggiore il coinvolgimento, più traumatica sarà la rottura. Più lungo è stato il coinvolgimento, più impellente è la necessità di biasimare l’altro per questo rapporto finito male.  Membri di movimenti religiosi che hanno avuto un coinvolgimento profondo e di lunga durata e che con il tempo si sono stancati della loro religione, spesso addossano alla loro precedente affiliazione religiosa e attività la colpa di ogni cosa. Amplificano piccoli errori trasformandoli in enormi malvagità. Trasformano delusioni personali in tradimenti malvagi. Arriveranno anche al punto di raccontare falsità incredibili per danneggiare la loro ex religione. Non è una sorpresa che questi apostati spesso facciano appello, dopo il fatto, a scenari di lavaggio del cervello, di solito invocati per giustificare la separazione forzata da un nuovo movimento religioso.

TATTICHE DEL RIENTRO

La separazione da precedenti affiliazioni e attività religiose è solo una metà del processo di rinuncia alla propria fede in un nuovo movimento religioso. L’apostata, sia di sua volontà sia sotto costrizione, si trova ad affrontare il più formidabile dei compiti, quello di ritornare nella cultura dominante e riformulare una nuova identità e visione del mondo. Raramente il rientro implica solamente il fatto di tornare a stili di vita e visioni del mondo precedenti all’affiliazione in un nuovo movimento religioso.  Il figliol “prodigo” ritorna come persona diversa, portando con sé un intero bagaglio di esperienze che devono essere in qualche modo spiegate e integrate in una nuova situazione psicologica e sociale. Questa transizione è spesso influenzata dai sistemi familiari, reti sociali, gruppi religiosi, istituzioni educative e organizzazioni anti-sette. Non è una sorpresa che l’influenza di questi gruppi colori in modo marcato l’interpretazione delle passate attività e affiliazioni dell’apostata.

Indipendentemente dal modo in cui l’abbandono si realizza, gli apostati devono prendere in considerazione sia la loro precedente conversione a, e la conseguente separazione da un movimento religioso non tradizionale. Spesso ricevono l’auto-giustificazione che stanno cercando da organizzazioni anti-sette o gruppi religiosi fondamentalisti, entrambi i quali forniscono loro spiegazioni sul lavaggio del cervello per razionalizzare la loro improvvisa adesione e l’altrettanto improvviso allontanamento da un nuovo movimento religioso. Le informazioni fornite da tali gruppi sono di solito profondamente negative e altamente di parte nei confronti dell’organizzazione abbandonata. Più precisamente, questi gruppi forniscono loro una lingua franca per raccontare le loro storie di seduzione e liberazione. Numerosi sociologi hanno sottolineato come le biografie di un “sopravvissuto alla setta” siano resoconti profondamente stilizzati che tradiscono l’influenza di scenari presi a prestito di schiavitù e liberazione, una storia sulla quale l’apostata si è ben esercitato, che racconta di isolamento sociale, manipolazione mentale, deprivazione fisica, sfruttamento economico e controllo ipnotico. Questi “racconti di atrocità” servono sia a fornire all’apostata una giustificazione che ad accusare la nuova religione di comportamento immorale e fede irrazionale. Alimentano inoltre e formano la percezione pubblica delle nuove religioni come qualcosa di pericoloso per la libertà di religione e l’ordine pubblico. A causa della stampa negativa, anche quegli apostati che non cadono direttamente sotto l’influenza delle organizzazioni anti-sette o di gruppi religiosi fondamentalisti, spesso sono influenzati dalla rappresentazione negativa che viene fatta della religione che si sono lasciati alle spalle.

CONCLUSIONI

Quest’analisi mostra chiaramente che, sebbene esista un certo numero di casi di apostasia nei nuovi movimenti religiosi, la stragrande maggioranza delle persone che si allontanano da queste religioni non convenzionali approda, volente o nolente, alla loro precedente affiliazione religiosa e attività. Mentre sono in grado di riconoscere sinceramente il perché i loro bisogni spirituali e speranze sono stati disattesi, sono in grado di confermare l’esistenza di alcuni significati e valori positivi nelle loro esperienze passate. Per contro, esiste un numero molto inferiore di apostati profondamente impegnati nello screditare, se non nel distruggere, le comunità religiose che una volta godevano della loro lealtà. Nella maggior parte dei casi, questi apostati o sono stati separati forzatamente dalla loro comunità religiosa con l’intervento di membri della loro famiglia e gruppi anti-sette o sono presto caduti sotto l’influenza di gruppi e letteratura anti-sette dopo la loro defezione volontaria da un nuovo gruppo religioso.

Non esiste alcun dubbio che questi dedicati e fanatici oppositori delle nuove religioni presentino una visione distorta delle nuove religioni al pubblico, al mondo accademico e ai tribunali a causa della loro disponibilità e volontà di testimoniare contro le loro precedenti affiliazioni religiose e attività. Tali apostati agiscono sempre secondo uno scenario che li giustifica, addossando la responsabilità delle loro azioni al gruppo religioso. In verità, i vari scenari di lavaggio del cervello, così spesso invocati contro i nuovi movimenti religiosi, sono stati ripudiati in maniera schiacciante da sociologi e studiosi delle religioni e definiti niente più che dei tentativi calcolati per screditare il credo e le pratiche di religioni non convenzionali agli occhi di enti governativi e dell’opinione pubblica. Per giornalisti responsabili, studiosi e giuristi è difficile considerare tali apostati come fonti d’informazione credibile. Anche i racconti dei fuoriusciti volontari che non hanno rimostranze da esporre devono essere usati con cautela, giacché stanno fornendo un’interpretazione della loro esperienza religiosa passata filtrata dal loro tentativo del presente di ristabilire la loro identità e stima personali.

In breve, alla luce dei fatti, gli apostati delle nuove religioni non possiedono gli standard di obiettività personale, competenza e comprensione informata richiesti a testimoni esperti.

Lonnie D. Kliever
Dallas, Texas
24 gennaio 1995

Questa voce è stata pubblicata in Squirrel: Apostati, Varie. Contrassegna il permalink.

4 risposte a La Credibilità degli Apostati – Parte Seconda

  1. Armando ha detto:

    E intanto che gli apostati squirrelleggiano, ieri sera a Milano UN ALTRO PUBLIC HA ATTESTATO CLEAR!!!.
    Il marito, che ha attestato Clear poco tempo fa e ora è sugli OT preps a SH UK, era presente con i loro 4 figli.
    In quest’ultimo periodo MILANO ORG STA FACENDO 2 CLEAR ALLA SETTIMANA!!!
    Alla faccia di questi criminali semina-zizzania e disfattisti!!!

  2. Enrico marchesini ha detto:

    Questo e’ un’articolo che deriva da uno studio interessato e obiettivo.
    Concorda armoniosamente con la sequenza overt/motivatore e la relativa giustificazione. Prende anche bene in esame la relazione che c’e’ con l’esterno e con potenziali forme di ptsness ed e’ davvero ben mirato.
    Il solo punto che desidero portare in evidenza e che forse manca e’ l’ulteriore degrado che quella condizione puo’ avere, alcuni apostati non sono solo gravi di manchevolezze e trasgressioni nei confronti del loro gruppo religioso e non solo le loro giustificazioni coincidono con gli obiettivi di gruppi antagonisti. Alcuni di loro sono “cattivi”, hanno nell’animo il desiderio ignobile della distruzione per qualunque cosa possa essere buona e rinascimentale, non sono religiosi, sono corpi senza piu’ nessuno di sensato al comando.

  3. Marcello ha detto:

    Grazie Armando, sono contento per questa bellissima notizia. Io volevo aggiungerne un’altra.
    Un mio amico di Vicenza ha attestato OTV, in pochi mesi ha fatto tutti i livelli OT fino al 5.
    Poveri scoiattoli, devono vivere ogni giorno nella bugia.
    Ciao Marcello

    • anvedio ha detto:

      E io rilancio con UN ALTRO CLEAR CHE HA ATTESTAQTO OGGI A MILANO ORG: DOPO GIOVANNA. CHE HA ATTESTATO LUNEDI’, OGGI HA ATTESTATO ROBERTO. IL TERZO CHE CLEAR IN UNA SETTIMANA A MILANO ORG.

      Alla faccia di questi SP e squirrel che non fanno altro che seminare entheta, disaccordi e turbamento!

I commenti sono chiusi.