Il “rundown della menzogna” – parte terza

rathbun rinder prima e dopo

Rathbun e Rinder prima di fuggire dalla Chiesa e oggi

«L’individuo, con i suoi stessi overt e withhold, induce se stesso a fare blow. Se questi non vengono rimossi, qualsiasi cosa l’organizzazione o le persone connesse ad essa gli facciano, lo colpirà come un giavellotto e lo lascerà con una area della sua vita scura e un gusto amaro in bocca. Inoltre, egli se ne andrà in giro diffondendo menzogne riguardo all’organizzazione e al relativo personale ed ogni menzogna che dice non fa altro che renderlo, in quella misura, più malato. Permettendo un blow senza ripulirlo, degradiamo le persone, poiché vi assicuro, e non senza un certo dispiacere, non è successo spesso che le persone si siano riprese dagli overt commessi contro Scientology, le sue organizzazioni e le persone ad essa collegate. Essi non si riprendono perché in cuor loro sanno, anche mentre mentono, che stanno facendo dei torti a persone che hanno fatto e stanno facendo un’enorme quantità di bene nel mondo e che di certo non meritano diffamazione e calunnia.»

L. Ron Hubbard
(HCO PL 31 dicembre 1959R “BLOW”)

Nei due precedenti articoli Il Rundown della menzogna – parte prima e parte seconda abbiamo descritto come Marty Rathbun e Mike Rinder hanno venduto la loro storia falsa su Miscavige e la Chiesa ai giornalisti Joe Childs e Thomas C. Tobin del Saint Petersburg Times (SP Times) .

Parlando con i rappresentati della Chiesa di Scientology i due giornalisti hanno scoperto che Rathbun , Rinder e i loro complici avevano taciuto la vera storia mentendo sui fatti veramente accaduti.

Rathbun aveva vivacchiato per cinque anni, facendo quasi la fame, sperperando l’eredità dei suoi genitori e perdendo un lavoro dopo l’altro, prima di trovare il filone dei media per “guadagnare” qualche soldo frutto del tradimento. Rinder vivacchiava malamente anche lui quando nel 2009 è stato coinvolto da Rathbun nel suo piano eversivo.

(Per continuare a leggere clicca qui)

Questa voce è stata pubblicata in Squirrel e i Media, Squirrel: bugie. Contrassegna il permalink.